
La Fondazione Passaré , con sede in Milano, Via Tortona 86, nasce per la volontà del figlio Massimo di proseguire l’opera del padre Alessandro nello sviluppare la conoscenza e l’attenzione verso le culture dei popoli extraeuropei e la loro natura archetipica, resa evidente dalle connessioni con l’arte moderna.
La collezione comprende opere di artisti moderni tra cui Enrico Baj, Paolo Baratella, Alberto Burri, Carlo Carrà, Sergio Dangelo, Lucio Del Pezzo, Lucio Fontana, Ho Kan, Wifredo Lam, Sebastian Matta, Pippo Oriani, Pablo Picasso, Tancredi Parmeggiani, e oltre trecento opere d’arte prevalentemente africane.
Alessandro Passaré, medico milanese scomparso nel 2006, fu insieme un grande collezionista di arte moderna, amico e sostenitore degli artisti che animarono la grande stagione dell’arte degli anni cinquanta, infaticabile viaggiatore (solo nel Sahara fece 17 spedizioni..) e attento collezionista di opere di arte prevalentemente africana, raccolte proprio testimoniando il comune linguaggio archetipico delle arti.
Alessandro Passaré
Sandro Passaré viaggiatore
La vita di Alessandro Passaré potrebbe in fondo riassumersi nei suoi passaporti, costellati di
annotazioni dai nomi poetici carichi di quella nostalgia tipica delle grandi
avventure. Passaré voleva essere ovunque, sembra che i luoghi dove non è
passato siano quelli che restano ancora da scoprire. Il suo errare lo ha
condotto prima nell'area mediterranea, il suo Mare Nostrum,
spingendolo verso l'Iran e l'Afghanistan, poi in Africa, Asia e nel
Pacifico, infine nelle Americhe. Ma il suo continente africano sarà quello
che resta più radicato nella sua vita, al punto di fargli attraversare 17
volte il Sahara, accompagnando missioni scientifiche ed umanitarie. Una
manifesta generosità fu senza dubbio la pietra angolare e la rosa dei venti
che determinò l'avvenire itinerante di Alessandro Passaré, attraverso le
arti e le loro forme, dalle pitture rupestri, le opere di arte tribale, alle
creazioni contemporanee d'avanguardia. Durante i viaggi la sua passione si
manifesta in tre modi: - la fotografia: diecimila scatti e diapositive
costellano i suoi itinerari. - i diari di viaggio: zeppi di "graffiti"
gustosamente redatti a metà tra "la guida del viaggiatore" e i "Meharees"
dell'abate Breuil o di Teodoro Monod (come prendere un taxi a Kinshasa o
come chiedere una tazza di te presso i Papou, o ancora, come misurare la
distanza tra Milano e la luna con un termometro e un laccio di scarpa in
mezzo al Sahara). - La collezione: ciotoli neolitici, sacche beduine e
nomadi da ogni deserto, coltelli e zagaglie, maschere e piccole statue,
ritratti di tutti i volti della terra.
dal testo di Via Passaré, passaggio, passatore, passione di Pierre Amrouche in
Via Passaré
di Pierre Amrouche e Giuliano Arnaldi
Sandro Passaré e l'arte
Tutto iniziò a Milano, nel quartiere di Brera. alla fine degli anni Cinquanta. Il giovane medico Alessandro Passaré decise di appendere fuori dal suo studio un cartello con scritto "si curano gratis gli artisti". E gli artisti arrivarono in tanti e fra questi alcuni che divennero gli amici di una vita: Lam, Fontana, Mesens, Baj, Manzoni, per citarne alcuni. Amicizie che crebbero tra il mitico "Bar Giamaica", le innumerevoli serate a casa di Sandro, gli studi d'arte allora vitalissimi a Milano e che vedevano Passaré discreto ma fermo protagonista del dibattito culturale così vivo in quel tempo. È bene ricordare che in quegli anni e in quei luoghi si parlava di Spazialismo, di Cobra, di Arte Povera, già testimone di un punto di vista sulle arti africane spesso non compreso nemmeno da quei grandi protagonisti del Novecento. Da questo coinvolgimento totale della persona Passaré nasce l'anima umanitaria e originale della collezione. Nasce uno sguardo con una capacità straordinaria nel cercare e nel vedere il bello senza i limiti della divisione tra arte moderna e antica, tra arte contemporanea occidentale e i linguaggi dell'arte che provenivano da popoli lontani, in una visione autenticamente primaria dell'esperienza artistica.
dal testo Sandro Passaré un protagonista discreto di Giuliano Arnaldi in
Via Passaré
di Pierre Amrouche e Giuliano Arnaldi